48) Revel. Su Tocqueville e gli intellettuali.
In questa lettura Revel afferma che la storia di questi ultimi tre
secoli dimostra che sono pi gli intellettuali che hanno voluto
rifare l'uomo attraverso l'azione politica di coloro che hanno
amato la libert individuale. Egli ci presenta poi l'analisi
critica fatta a suo tempo da Tocqueville.
J.-F. Revel, La connaissance inutile [La conoscenza inutile,
1988].

 Una terza caratteristica degli intellettuali dimostra ancora una
volta come essi accentuino gli errori umani anzich correggerli:
lo si intuisce per la loro strana simpatia per i sistemi
totalitari. Un'occhiata ai tre ultimi secoli ci insegna che
soltanto un'esigua minoranza di intellettuali ha scelto la societ
liberale. La maggior parte ha optato per progetti di
raddrizzamento dell'uomo, di produzione dell'uomo nuovo. Per
questa maggioranza la cultura costituisce uno strumento di
dominio, di riforma, di propaganda e di governo, tutto tranne che
uno strumento di conoscenza. Meno citato del capitolo sugli uomini
di lettere, quello sugli economisti in L'ancien Rgime e la
Rvolution  forse ancora pi illuminante. In esso Tocqueville
smaschera quella strana pretesa dei teorici di rifare da cima a
fondo l'uomo e la societ: Lo Stato, secondo gli economisti, non
deve soltanto governare la nazione, ma anche trasformarla in un
certo modo; tocca a lui formare la mente dei cittadini secondo un
certo modello che si  proposto in partenza: il suo dovere 
quello di colmarla di certe idee e di fornire al loro cuore certi
sentimenti che ritiene necessari. Ecco perch essi non nutrono
semplicemente odio verso alcuni privilegi:  la diversit stessa
che  loro insopportabile; adorerebbero l'uguaglianza fin nella
schiavit. Dal Settecento in poi sono pochi gli intellettuali che
si schierano dalla parte della libert: i pi hanno combattuto
soprattutto per imporre alla societ una loro idea personale di
libert, all'occorrenza con la forza.
J.-F. Revel, La conoscenza inutile, Longanesi, Milano, 1989,
pagine 359-360.
